Feel Free: intervista a Zadie Smith

E’ da poco in libreria “Feel Free” la raccolta di ventisei articoli e saggi scritti da Zadie Smith e pubblicati fra il 2010 e il 2017, pubblicata per l’Italia da Sur. In occasione dell’uscita, la scrittrice britannica ha fatto un breve tour di presentazione nel nostro paese e tra le città toccate c’è stata anche Bologna. Ho avuto quindi l’occasione di intervistarla.

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A Disabilandia si tromba: intervista a Marina Cuollo

Irriverente, dissacrante, divertente ed estremamente vero.

Sono questi gli aggettivi che vengono subito in mente pensando al libro di Marina Cuollo “A Disabilandia si tromba” (Sperling & Kupfer), un prontuario che finalmente parla in maniera chiara della disabilità senza sconti per alcuna categoria. Perché ognuno ha i propri limiti e, senza voler sminuire le difficoltà, riporta nella giusta prospettiva cosa significhi avere un handicap. Perché tutti siamo ugualmente individui con tutti i nostri problemi, con la nostra vita quotidiana che ci fa gioire o infuriare, con le piccole grandi cose che ci irritano.

Ed è forse questo che Marina ha cercato così tenacemente di trasmettere col suo esplosivo libro: siamo tutti uguali nell’essere diversi.

E’ stato per me un vero piacere poterla intervistare e, spero un giorno, incontrarla e complimentarmi con lei per questo piccolo grande gioiello, un libro dove si ride e ci si riconcilia col mondo, dove le diversità sono parte del suo bello e non un problema da nascondere o minimizzare. Ma poi, esiste davvero la cosiddetta “normalità”?

Ecco cosa ci siamo raccontate e, vi prego, leggete questo libro, condividetelo, parlatene; Marina non tralascia nessun aspetto, sfata miti e pregiudizi, crea identikit e profili.  Insomma, leggere “A Disabilandia si tromba” è il modo migliore per capire due universi tanto diversi quanto esattamente uguali.

Ah, un ultimo avvertimento: astenersi politically correct 😉

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Ultimo domicilio conosciuto: intervista ad Andrea Tarabbia

Domani, 27 gennaio, è il “Giorno della Memoria”, una ricorrenza internazionale istituita come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. Numerose sono le iniziative volte a “non dimenticare” l’enorme genocidio perpetrato prima e durante la II Guerra Mondiale. Il libro di cui vi parlo oggi va oltre la volontà di non scordare quanto successo, ha l’obiettivo di ricordare le vittime, chi erano, cosa facevano, dove abitavano, perché i circa 15 milioni di morti aveano un nome, una storia, una vita. Magari abitavano nella nostra via, nelle nostre città, erano conoscenti.

“Ultimo domicilio conosciuto” (Morellini Editore) nasce da un’incontro di idee e di volontà. Andrea Tarabbia, il curatore, racconta di come sia letteralmente incappato nelle Pietre d’Inciampo, un’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig, che consiste nell’incorporare, nel selciato stradale delle città, una piastra di ottone con le generalità conosciute della vittima, in prossimità della sua ultima abitazione. Queste targhe sono rialzate di alcuni millimetri, per far sì che le persone “inciampino” in esse costringendole a guardare e ricordare.

“Quando gli amici della Bottega Finzioni di Bologna mi hanno proposto di tenere un corso non ho avuto dubbi: avrei fatto qualcosa sulle Pietre d’Inciampo”.
[Tratto dalla prefazione di “Ultimo domicilio conosciuto”]

Nasce così una ricerca sulle Pietre d’Inciampo posate a Reggio Emilia (a Bologna non ce ne sono) che grazie ai documenti depositati presso l’Istoreco (Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea) ha consentito agli autori dei 13 racconti di ricostruire – chi con più dettagli, chi con meno – le storie di altrettante vittime. 15 persone che hanno perso la vita in seguito a una delle pagine più brutte della storia mondiale. Un libro che si propone non solo di “non dimenticare” ma, soprattutto, di “ricordare” chi erano queste persone, di dargli una nuova vita – sebbene solo di carta – e di tornare, seppur in maniera simbolica, alla loro ultima dimora.

Un’iniziativa davvero molto interessante di cui abbiamo parlato con lo scrittore Andrea Tarabbia che ha curato il laboratorio di Bottega Finzioni e ha seguito gli autori nelle ricerche prima e nella pubblicazione del libro poi.

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Profiler: intervista a Massimo Picozzi

Per chi non lo sapesse, Massimo Picozzi è medico, psichiatra e criminologo nonché uno dei maggiori esperti di profiling, consulente della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, in qualità di perito psichiatra. Da poco (11 ottobre) è uscito per Sperling & Kupfer il suo nuovo libro, Profiler ed è stato proprio questa l’occasione per intervistarlo.

Niente thriller, per una volta, ma una guida per imparare a guardarci attorno, ascoltare quello che ci circonda, prestare attenzione alle piccole cose che fanno la differenza.

“Profiler” è una guida per saper riconoscere il pericolo, prevenirlo e, nel peggiore dei casi, cercare di sfuggirne qualora ci fossimo incappati.

Curiosi di sentire cosa gli ho chiesto?

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massimo-picozzi-profilerVi capita di chiedervi se potete fidarvi di una certa persona? Quando siete da soli a casa o per strada vi sentite al sicuro? Avete il dubbio che vostro figlio possa essere vittima di bullismo? Massimo Picozzi, criminologo ed esperto di profiling, ci insegna a “leggere” persone e situazioni, a individuare i rischi potenziali della vita di tutti i giorni, a capire quando seguire l’istinto se qualcosa ci allarma e a prendere le decisioni giuste per tenere noi e i nostri cari lontani dal pericolo. Attraverso le tecniche e i segreti dei profiler, svilupperete la capacità di riconoscere i segnali di rischio e sarete in grado di scegliere il comportamento più adatto a prevenire e disinnescare tentativi di inganno, truffa, furto, aggressione e – visti i tempi – terrorismo. Saprete come vivere sicuri a casa, sul posto di lavoro, in viaggio, ma anche come difendere voi stessi e la vostra famiglia dai predatori digitali, dai molestatori, dalle violenze psicologiche. Per vivere sereni senza farsi condizionare dalla paura.

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Curiosi di saperne di più di questo libro? Ecco l’intervista realizzata a Massimo Picozzi.ù

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massimo-picozziMassimo Picozzi, medico, psichiatra e criminologo, è uno dei maggiori esperti di profiling. Consulente della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, in qualità di perito psichiatra si è occupato dei più clamorosi casi di cronaca degli ultimi anni, dall’omicidio di Novi Ligure al delitto di Cogne, dalle Bestie di satana ad Angelo Izzo, fino alla morte di Sarah Scazzi ad Avetrana. Collabora con The European House-Ambrosetti, SDA Bocconi e dirige il Master in Criminologia e Reati Eco­nomici de Il Sole 24 Ore. È autore di ventitré volumi che hanno venduto oltre seicentomila copie. Conduce a Radio 105 l’appuntamento settimanale di CSI.

Il futuro sarà di tutta l’umanità. Voci dal carcere: intervista ad Antonella Speciale

antonella speciale - carcereNon credo alle coincidenze. O meglio, credo che le coincidenze servano ad aprirci gli occhi, indicarci una via verso qualcosa che inconsapevolmente stiamo cercando o siano un’indizio rispetto a domande che ci siamo posti in altri momenti e situazioni. Capita anche a voi? Spesso mi interrogo, leggendo notizie varie, su cosa sia “giusto” o “sbagliato”, sulle implicazioni psicologiche nella persona che commette un reato . Forse per questo mi sono trovata a leggere nel giro di due settimane libri che riguardano la vita dentro il carcere: uno di narrativa e uno di saggistica.

Il primo di cui vi voglio parlare è “Il futuro sarà di tutta l’umanità. Voci dal carcere” di Antonella Speciale ed Emanuele Verrocchi pubblicato da Dissensi Edizioni (l’altro libro, di cui vi parlerò nei prossimi giorni, è “In questo luogo incantato” di Rene Denfeld/Frassinelli).

Ho avuto il piacere di conoscere Antonella Speciale (sotto trovate l’intervista in formato audio) che, grazie al libro prima e alle sue parole poi, mi ha fatto entrare in una realtà tanto lontana quanto sconosciuta: il carcere minorile.

Entrarci, anche se virtualmente, non è semplice, nè bello, anzi è decisamente doloroso. Serve solo un lasciapassare, uno importante che ognuno di noi dovrebbe portare con sé non solo per entrare in quell’edificio spaventoso, ma per vivere la propria vita ogni giorno: la sospensione del giudizio.

Antonella è volontaria in carcere dove, da diversi anni, organizza laboratori di scrittura perché spesso il problema è anche comunicativo oltre che sociale. Entrare in quel posto è alienazione, è scomparsa dell’Io. Ecco quello che scrive un ragazzo detenuto:

Cella n.2; davanti allo specchio

I giorni qui sono tutti uguali… l’unica cosa che può cambiare sono le emozioni delle piccole cose, come parole, sguardi e sorrisi che riescono a trasformare un giorno qualunque in un momento indimenticabile. Tante cose non possono cambiare le ventiquattro ore, ma possono renderle migliori: sono solo dei calorosi lampi di luce, tra le fredde tenebre dei sentimenti.

Il tempo scorre, implacabile, ed io sono qui, non so quanto mi resta e mi sento, ormai, parte di tutto l’edificio. Osservo tutto e tutti, scruto ogni movimento, ogni gesto, ogni passo, e, lentamente, mi sento morire, ingoiato da tutto ciò che mi circonda.

Senza rendermene conto, sto scomparendo.

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Ragioni per continuare a vivere: intervista a Matt Haig

matt haig - ragioni per continuare a vivereE’ uscito in libreria il 5 novembre Ragioni per continuare a vivere di Matt Haig (Ponte alle grazie), un libro-testimonianza di un’esperienza traumatica vissuta dall’autore che è caduto – per un periodo della propria vita – in una forte depressione. Un volume prezioso che si pone non solo come esposizione di un fatto accaduto ma soprattutto come una speranza di luce “alla fine del tunnel” e, ancor di più, come inno alla vita.

Un libro eccezionale che con estremo realismo condito da qualche sorriso è in grado di parlare al cuore delle persone che vivono direttamente o indirettamente situazioni di questo tipo. L’autore è stato in Italia per presentare Ragioni per continuare a vivere e ho avuto l’occasione di intervistarlo a proposito di questo suo coraggioso volume.

Ecco cosa mi ha raccontato. Continua a leggere “Ragioni per continuare a vivere: intervista a Matt Haig”

Novembre 2015: anteprima Ragioni per continuare a vivere di Matt Haig

matt haig - quotesSpesso si parla di problemi legati al lato psicologico come fossero inezie, minimizzando con un “è solo una questione psicologica”, non rendendosi spesso conto di come quel “solo” sia al contrario un enorme macigno per chi lo porta con sé. Difficile immedesimarsi, difficile parlarne. Esistono però persone che riescono, anche grazie alla loro esperienza, a esprimere quello che per molti è complicato.

Mi riferisco a Matt Haig (che seguo dalla pubblicazione per Einaudi de Gli Umani), una persona estremamente positiva (basta seguire le sue pagine Facebook e Twitter per rendersene conto) che ha deciso ora di parlare della depressione attraverso la sua testimonianza, acuta, profonda, eppure divertente e leggera. E lo fa attraverso l’onestà dell’esperienza vissuta sulla propria pelle, la forza contagiosa di chi ce l’ha fatta, lo stile spiritoso e commovente del narratore di rango. In Ragioni per continuare a vivere, Haig riesce a fare di un’esperienza singolare e dolorosa un piccolo manifesto per tutti (immagine sopra: estratto da Reasons to stay alive).

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Derubati di sovranità: intervista a Gianluca Ferrara

Spesso sentiamo affermare pubblicamente che “il popolo è sovrano”, ma sappiamo davvero cosa significa? Ognuno di noi è davvero “sovrano”? Cosa fa per poterlo essere e, soprattutto, ci è concesso? Interrogativi molto importanti in un periodo come quello che stiamo vivendo dove tutto sembra sfuggire di mano.

Derubati di sovranità di Gianluca Ferrara (Edizioni Il Punto d’Incontro) parte proprio da domande come queste per analizzare, in maniera chiara, sintetica e puntuale, la situazione di oggi. Non si accontenta, però, l’autore di fotografare una situazione bensì ha l’ambizione di svegliare le coscienze e suggerire azioni concrete che possono portare ognuno di noi a riappropriarsi di ciò che gli spetta.

Un libro agile, scritto in maniera estremamente comprensibile e, anzi, scorrevole ci conduce per mano in un viaggio nella realtà di oggi, sperando che non sia anche la realtà di domani.

Per approfondire gli argomenti di Derubati di sovranità ho avuto il piacere di intervistare l’autore. Vi lascio  ora ai dati sul libro, sull’autore e all’audio dell’intervista non prima di aver citato l’augurio stesso che l’autore scrive nella dedica:

Mi auguro che questo libro possa essere uno strumento, oltre che di conoscenza, per liberarci dall'”Io” imperante e imparare a coniugare le nostre vite con il “Noi”.

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