Giorno della memoria: cosa leggere?

giorno memoriaSono sempre stata molto reticente alle ricorrenze, ma il Giorno della Memoria, oggi 27 gennaio, è una giornata importante, nata per commemorare le vittime dell’Olocausto, un orrore che non vorremmo aver vissuto e che ogni anno ci auguriamo di non dover mai più affrontare. Per questo motivo, per una volta, mi sento di suggerire l’adesione a questa ricorrenza anche se a modo mio: attraverso la lettura.

Non ci sono davvero parole che possa dire e che non siano già state dette su questo argomento da personaggi ben più titolati di me. Ho avuto la fortuna di nascere molti anni dopo questa tragedia, questa grande ingiustizia, questo orrore senza fine. Ho sentito racconti dei tempi della guerra, come tanti, da nonni e da conoscenti che hanno vissuto il periodo o addirittura sono stati nei campi di concentramento.

Possono passare gli anni, può cambiare la realtà attorno a loro ma nei loro occhi quei fatti sono indelebili, diventano lucidi, cambiano espressione quando cercano di parlare di ciò che hanno vissuto, di quel tempo che sembrava dilatarsi all’infinito, di quella fame atavica che gli stringeva lo stomaco.

olocausto - occhi
Foto di Giuseppe Iannaccio

Ma la cosa che più mi ha colpito di quei racconti non è la condizione estrema in cui vivevano né la morte che avevano sotto gli occhi ogni giorno, seppure entrambe sconvolgenti. Ciò che mi rimane dentro e che tutt’ora mi spaventa, seppur i tempi siano fortunatamente diversi, è questa volontà forte nel voler distruggere l’anima delle persone, non tanto (non solo) la parte fisica, ma anche e soprattutto la sostanza vitale che sta dentro ognuno di noi, quella cosa che ci dà la spinta ogni giorno per andare avanti.

Ogni recluso veniva privato del nome, gli veniva assegnato un numero. Nulla erano, più di questo. Degli involucri resi vuoti. La morte cerebrale ancor prima di quella fisica, che spesso diventava solo una conseguenza, forse l’unica terribile via d’uscita.

olocausto - anima

Ecco, questo, proprio questa idea che “qualcuno” ci voglia togliere ciò che siamo veramente, le nostre passioni, quello che abbiamo dentro è la cosa che più tutt’ora mi spaventa. Credete che sia una cosa tanto distante da noi? Io non ne sono del tutto certa. “Con la cultura”, ho sentito dire recentemente, “non si mangia”. Quindi, con gli occhi di oggi, anche il semplice bruciare libri nelle piazze potrebbe ritenersi qualcosa di insignificante, o no?

Ho preso in biblioteca, proprio in questi giorni, un libro che si svolge durante la Seconda Guerra Mondiale e racconta di una ragazzina che salvava i libri:

la-bambina-che-salvava-i-libriFu a nove anni che Liesel iniziò la sua brillante carriera di ladra. Certo, aveva fame e rubava mele, ma quello a cui teneva veramente erano i libri, e più che rubarli li salvava. Il primo fu quello caduto nella neve accanto alla tomba dove era stato appena seppellito il suo fratellino. Stavano andando a Molching, vicino a Monaco, dove li aspettavano i loro genitori adottivi. Il secondo, invece, lo sottrasse al fuoco di uno dei tanti roghi accesi dai nazisti. A loro piaceva bruciare tutto: case, negozi, sinagoghe, persone…

Una storia delicata e forte allo stesso tempo, che ci fa capire quanto di più importante ognuno ha, quanto è necessario combattere continuamente per consentirci di essere liberi, che non siamo solo carne e ossa né macchine da lavoro o semplici esecutori. E che è una battaglia che non finisce mai.

Piano piano, con il tempo ne raccolse una quindicina, e quando affidò la propria storia alla carta si domandò quando esattamente la parola scritta avesse incominciato a significare non solamente qualcosa, ma tutto.

Tratto da La bambina che salvava i libri di Markus Zusak (Frassinelli). Questo libro è già diventato film e arriverà nelle sale italiane il 27 marzo. Ecco il trailer:

Queste mie poche righe solamente per ricordare le tantissime vittime dell’Olocausto, e soprattutto suggerire una lettura che sia un inno alla vita, a salvaguardare noi stessi, ciò che di meglio abbiamo, affinché questa tragedia non si ripeta mai più.

La cultura rende un popolo facile da guidare, ma difficile da trascinare; facile da governare, ma impossibile a ridursi in schiavitù.

Henry BroughamDiscorso alla Camera dei Comuni, 1828

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