Recensione: Flesh & Bone di Jonathan Maberry (Delos Books)

Jonathan Maberry - Flash & Bone“Benny Imura pensò: sono morto. Il centinaio di zombie che lo circondava in quel momento pareva essere d’accordo con lui.” Inizia così il terzo libro della quadrilogia che ha come protagonista Benny Imura, scritto dall’autore americano Jonathan Maberry. Azione e orrore sono gli ingredienti base di questa serie, il cui punto di forza è l’amicizia che lega i protagonisti della storia. Ecco cosa succede in questo capitolo.

Ammetto di attendere sempre con una certa ansia i libri di Maberry creandomi di volta in volta aspettative molto alte, con la paura di venire costantemente delusa. Mi succede quando ho amato molto un libro e non vedo l’ora che esca il successivo. Ebbene, fin’ora la serie di Benny Imura ha sempre ampiamente ricompensato le mie attese. Se ancora non avete letto nulla di questa serie, vi consiglio di iniziare ma, prima di tutto, di leggere questo articolo in cui vengono tratteggiate a grandi linee le caratteristiche della serie, così da poter capire se fa al caso vostro. Dopo aver letto l’articolo valutate voi se proseguire con questo: trattandosi del penultimo volume inevitabilmente troverete degli spoiler sui primi due.

Dust & Decay (che, tra parentesi, ha vinto il prestigioso Bram Stoker Award nel 2012) terminava tragicamente. Uno dei personaggi più carismatici e interessanti viene ucciso, in maniera davvero vigliacca: mentre fugge dalle rovine dell’ennesima Gameland, Tom (il fratello di Benny) viene colpito da uno sparo e da lì a poco muore lasciando Benny, Nix, Lilah e Chong, quattro ragazzini spaesati, soli nel posto più pericoloso al mondo, Ruin, il luogo dove lui stesso ha fatto notare “tutto ti vuole uccidere“. La loro missione, però, a questo punto si rende non solo necessaria ma essenziale per la loro sopravvivenza e il loro futuro.

Anche qui i ragazzi troveranno la conferma, una volta ancora, che gli uomini sono in grado di essere davvero dei mostri. Dopo aver inventato arene/gioco in cui rinchiudere bambini per combattere contro gli zombie, Benny e soci (ma anche noi lettori) pensavano di aver finito con gli orrori e la pazzia dei sopravvissuti, in realtà capitano sulla strada di una setta religiosa con la curiosa convinzione che donare la morte ai vivi (e non agli zombie, badate bene) sia una missione divina di carità (nonostante i “graziati” non si sentano così benedetti da tale pratica) e pertanto perpetrata con convinzione e abnegazione.

Nel mentre che si svolgono i fatti e che, una volta ancora, vengono presi in mezzo a situazioni mortali (non dimentichiamoci che intorno a tutto ciò continuano ad esserci gli zombie) finalmente intravedono una flebile speranza che un briciolo di umanità (quella precedente al Primo Giorno) sia sopravvissuta. Sentono parlare, infatti, di un cosiddetto “Santuario“, un luogo di riparo per i fuggiaschi, dove è conservato, pare, qualcosa del mondo che fu, del mondo prima di questa enorme catastrofe.

In mezzo a tutto ciò, Benny e gli altri si trovano un’ulteriore complicazione. Pare che il virus infettivo degli zombie sia mutato, e iniziano ad incontrare zombi molto più veloci e con, apparentemente, un minimo di intelligenza rispetto ai precedenti, che agivano esclusivamente mossi dalla fame, ma incapaci, ad esempio, di aprire una porta chiusa.

Review
Flesh and Bone è a tutti gli effetti un horror, stemperato da qualche battuta ironica e molta azione, dimenticatevi però il lieto fine (quantomeno quello delle favole), a Ruin non solo “tutto vi vuole uccidere” ma spesso capita che ci riesca. Inutile dire che tale caratteristica, se da un lato ferisce il lettore che “perde” personaggi interessanti cui è affezionato dall’altro conferisce veridicità alla storia narrata, descrive una realtà depurata da falsi buonismi e facili plausi. La lotta che compiono questi quattro ragazzi è davvero all’ultimo sangue, perché, lo sappiamo, la guerra non guarda in faccia a donne e bambini, malati o anziani. Gli zombie, alla fine, sono solo una complicazione in più. Letale, d’accordo, ma niente più di una maledizione che, con le armi giuste, può essere tenuta sotto controllo, gestita, studiata. La cattiveria, invece, che gli uomini sono in grado di tirare fuori da sé nei momenti peggiori, ebbene, è quella la cosa difficile non solo da comprendere ma anche da accettare.

Un tema molto interessante, questo, affrontato in maniera approfondita anche da un’altro libro a tema horror, questa volta dell’autore italiano Claudio Vergnani che con il suo “I vivi i Morti e gli Altri” (qui la mia recensione e intervista all’autore) ci parla di una categoria ben più temibile dei morti che tornano in vita: “Sono vivi fuori ma perdutamente morti dentro, più ancora degli zombi. Sono coloro che nella calamità abdicano al loro ruolo di uomini (…)”. Attenzione, però, a non confonderli con i vigliacchi, per loro le stesse parole “viltà” e “coraggio” non hanno alcun senso: “Quelli di cui parlo non provano vergogna o imbarazzo di fronte alla propria paura né di fronte alla sofferenza dei propri simili. O di un cane, o di un gatto. Non hanno il proprio tribunale morale all’interno del loro cuore. Non hanno dubbi, o malinconia, o ripensamenti. Sono quelli che in condizioni normali parcheggiano nei posti riservati ai portatori di handicap, e lo fanno sogghignando. Quelli che hanno per amico un vigile che leva loro le multe. (…) Sono quelli che farebbero di tutto – oh, sì, di tutto – per i propri figli, ma meno di niente per quelli degli altri. Quelli che sostengono che siamo nati uguali e ogni uomo ha uguali diritti, ma non rinuncerebbero a un grammo del loro benessere per aiutare chi è in difficoltà. Quelli che mettono una mano sul cuore ascoltando l’inno nazionale, ma poi evadono le tasse. Quelli che sbeffeggiano chi ottiene un encomio o un riconoscimento definendolo patetico e però si indignano contro chi non lo ha conferito a loro (…) Parlo di chi prova compiacimento e non tristezza per la propria furbizia, orgoglio e non disagio per essere sopravvissuto a questo finimondo, gioia e non umiliazione per esservi riuscito usando la forza, l’aggressività, la violenza, la prevaricazione, l’inganno. Quelli di cui parlo sono arroccati dentro le loro meschine sembianze di esseri umani ma non sono veramente esseri umani. Non sono né Vivi, né Morti. Solo Altri.” [I vivi i morti e gli altri di Claudio Vergnani/Gargoyle Books 2013 – pag.416/417]

Benny, Nix, Lilah e Chong si trovano quindi ad aver a che fare con questi “Altri“, così realisticamente tratteggiati da Vergnani, che ancora una volta riescono a far impallidire e passare in secondo piano la pandemia che sta sterminando gli uomini.

La scrittura di Maberry è incredibilmente fresca, in grado di trascinare il lettore in un vortice di eventi, raccontati attraverso gli occhi dei diversi personaggi che di volta in volta vengono seguiti dal narratore nelle loro vicende singole (ad un tratto i protagonisti, per motivi di sopravvivenza, devono dividersi). Capitoli brevissimi e concitati caratterizzano la seconda metà del romanzo, in un susseguirsi di accadimenti incredibili e surreali; unico libro dei tre che si conclude con una speranza in più, se non per i protagonisti, forse, per il genere umano.

Etichettato come libro per ragazzi, la serie di Benny Imura dovrebbe essere letta da tutti. Un horror stratificato dove, in maniera semplice e diretta, è possibile scorgere più di uno spunto di riflessione. Il tutto mantenendo alta l’attenzione sulle vicende narrate e sugli zombie, in un mondo che, prima di questa catastrofe, sembrava già minato nelle sue più profonde fondamenta.

Voto: 9

Book summary

Benny Imura e i suoi amici si stanno riprendendo dai tragici eventi accaduti a Wawona, nella seconda Gameland. Ma non c’è tempo per fermarsi e piangere i compagni caduti. Sopravvivere nel regno di Rot & Ruin significa non concedersi mai una tregua. Così, con la morte nel cuore, Benny, Nix, Lilah e Chong continuano la ricerca del jet che hanno visto sfrecciare nel cielo; se esiste, la stessa umanità deve essere sopravvissuta… da qualche parte. Trovarlo è l’unico modo per assicurarsi un futuro e una vita degna di essere vissuta. Ma il regno di Ruin è ancora più insidioso di quanto possano immaginare. Sciami di zombie provenienti da est divorano e distruggono tutto ciò che incontrano; e non è tutto, perché gli zom hanno cambiato abitudini: più agili, più intelligenti, più feroci. Le regole di sopravvivenza che fino a questo momento li hanno tenuti in vita tra i morti viventi sono cambiate. La piaga è mutata o… qualcosa di molto più sinistro si nasconde dietro questo nuovo orrore? Intanto, un misterioso culto della morte cresce all’ombra della piaga, raccogliendo ogni giorno nuovi adepti e rendendo il viaggio in Rot & Ruin un soggiorno tra le braccia della morte stessa.

Author

jonathan-maberryJonathan Maberry è romanziere, drammaturgo, sceneggiatore di fumetti alla Marvel Comics (!e Black Panther, Wolverine, Spider-Man) e multi premiato autore al prestigioso Bram Stoker Award (Ghost Road Blues, 2006; The Cryptopedia, 2007). È inoltre l’acclamato autore di Patient Zero, Dead of Night, e Rot & Ruin, il volume uno della tetralogia “Le cronache di Benny Imura” vincitore di nove premi e inserito dalla American Library Association tra le “Top 10 Horror Fiction 2011” per ragazzi. Dust&Decay (2011), il secondo volume della saga, si è aggiudicato per il secondo anno consecutivo il Gold Star Award. Completano la serie Flash&Bone (uscito negli USA nel 2012) e Fire&Ash (pubblicato nel 2013). Maberry è membro di diverse associazioni di scrittori, tra le quali: la Science Fiction Writer Associations (SFWA) e la Horror Writers Associations (HWA).

Titolo: Flesh & Bone
Titolo originale: Flesh & Bone
Autore: Jonathan Maberry
Editore: Delos Books
Pagine: 330
Prezzo: 16,90
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