Recensione: Il cuore selvatico del Ginepro di Vanessa Roggeri (Garzanti)

vanessa roggeri - Il cuore selvatico del gineproE’ in libreria da agosto un romanzo atipico, che mi ha conquistata inizialmente per la splendida copertina e poi per la trama intrigante, misteriosa. Si intitola Il cuore selvatico del Ginepro ed è scritto da Vanessa Roggeri, esordiente sarda, pubblicata da Garzanti.

E’ il 31 ottobre 1880, la notte è buia e tempestosa, la famiglia Zara è in apprensione perché Augusta è in travaglio, sta per nascere il bambino. Colui o colei che verrà alla luce sarà il settimo figlio e nascerà settimino la notte dei morti. Tutti a Baghintos avrebbero preferito che questa nascita non avvenisse mai, ma ormai non c’era molto da fare se non prendere le precauzioni del caso: le vicine di casa al capezzale della donna pregano dalla mattina, le porte sono state chiuse, due treppiede capovolti sotto il letto, l’immagine di san Sisinnio appesa in camera, acqua benedetta a purificare la donna. Le invocazione per chiedere al Santo di far nascere un maschietto.

E invece, il destino pare tramare contro l’abbiente famiglia baghintese: si tratta di una femmina e mostra tutti i segni del marchio diabolico.

«Ci ha i segni, tziu Efisio.»
«Sicura?»
Tzia Mercede assentì solenne. «Nata settimina la notte delle anime? Nata con la coda e tutti i denti? Pazzo siete? Certo che è una Coga! E’ destino.»

Secondo le leggende popolari sarde (ma equivalenti del termine sono riscontrabili in numerose parti d’Italia) le Cogas sono streghe, dedite alle arti magiche e malefiche, dotate di poteri soprannaturali, che si nutrono di sangue umano soprattutto di neonati non ancora battezzati.

E’ quindi evidente a tutti che questa creatura sia una disgrazia per la famiglia e per il paese intero a meno che non venga uccisa entro la notte. Severino, il padre, viene incaricato ma all’ultimo momento ha un ripensamento e lascia il fagottino al freddo e alla pioggia sperando che il destino porti via quell’anima maledetta. A portarla via, invece, è Lucia, coru bonu come viene definita da tutti, la figlia più grande che soccorre la piccola e la porta al caldo, in casa, di nascosto a tutti.

In altre condizioni, la neonata si sarebbe certamente ammalata gravemente ma Ianetta (questo il nome che le dà la sorella) ha una tempra molto forte.

“La demonietta aveva un talento speciale nell’aggrapparsi alla vita con le unghie e, con la forza di ginepro che si ritrovava in quelle braccine ossute, c’era da scommetterci che li avrebbe menati per il naso tutti quanti.”

Da qui in poi prende vita la storia di questa famiglia, che il lettore seguirà da vicino per un lungo percorso imparando a conoscere le persone che ruotano attorno al libro. Ad esempio, le cinque sorelline Zara (la sesta, Giulia, è morta dopo due settimane di vita): Lucia coru-bonu, 10 anni, la preferita di casa, Mariuccia, 3 anni, la più piccola, timida e la più cagionevole, Desolina, 5 anni, paurosa e poco acuta, Fedela, la terza nata, curiosa e impertinente, e Pinella, la secondogenita, invidiosa della sorella maggiore perché è la più bella e ammirata. Insieme a loro vivono Augusta, la madre, Severino, il padre, tziu Efisio, il nonno e Cicita, la domestica più anziana.

vanessa roggeri - la pazza 1905
Ecco come immagino Ianetta (Giacomo Balla, “La pazza”, 1905 – olio su tela, cm 175 x 115 – Galleria nazionale d’arte moderna, Roma).

Come avrete capito, sono tanti i personaggi che la Roggeri fa muovere all’interno del romanzo, ma la vera protagonista è senz’altro la superstizione. Siamo tutti affascinati dalla magia delle piccole cose, quei gesti scaramantici che propiziano una buona giornata, quei detti popolari che ci confortano ma quando tutto questo viene portato all’eccesso entrano in campo i pregiudizi, le malelingue, la cattiveria. Ed è proprio quest’ultima che porta all’auto distruzione una famiglia, quella degli Zara, e dei suoi componenti, sempre più schiavi delle apparenze e sempre meno presenti a loro stessi.

Particolarmente piacevole lo stile utilizzato dalla Roggeri che abilmente intesse la trama con una costruzione di frase tipicamente dialettale ed evocativi inserimenti di parole in gergo, in grado così di calare istantaneamente il lettore nella realtà sarda di fine ‘800 (le parole in questione non sono tante e comunque comprensibili, in ogni caso in fondo al libro è presente un glossario con il significato in italiano). Una scrittura in grado di arrivare all’anima del lettore che di volta in volta proverà sensazioni e stati d’animo irruenti e contrastanti, proverà pena e ardore, felicità e tristezza.

Ecco un passaggio che colpisce particolarmente (senza spoiler, tranquilli):

[La scena narrata riguarda Lucia che è in un campo a raccogliere fiori e vede in lontananza Ianetta]
“Tutto quel rimestare di pensieri fu presto dimenticato quando lo sconcerto le salì alla gola, alla vista della bambina che afferrava l’animale morto e con incredibile forza lo trascinava fin sotto la chioma di un albero. Il cattivo odore ammorbava l’aria, ma Ianetta sembrava non accorgersene. Appariva invece animata da grande interesse. Lucia si sentì triste (…). Osservò Ianetta e si commosse quando comprese che lei non era come le altre bambine, i suoi giochi non avevano la luce dell’innocenza ma l’ombra di quella amara consapevolezza che solo di cose ormai morte poteva occuparsi, le uniche che non potevano rifiutarla. Era talmente radicata in lei l’abitudine a essere odiata e scacciata da tutti che persino avvicinare un animale morto sembrava più sicuro rispetto a uno vivo.”

Un narratore onnisciente descrive le vicende con adeguato distacco ma prendendo in considerazione le singole individualità, il tutto in maniera chiara e onesta, talvolta poetica, senza giudicare o manipolare i fatti, porgendo al lettore tutte le carte in tavola e lasciando a lui l’onere di ricavarne il significato.

Un esordio sorprendente, un libro da leggere assolutamente.

LA TRAMA

È notte. Il cielo è nero come inchiostro, e solo a tratti i fulmini illuminano l’orizzonte. È una notte di riti e credenze antiche, in cui la paura ha la forma della superstizione. In questa notte il rumore del tuono è di colpo spezzato da quello di un vagito: è nata una bambina. Ma non è innocente come lo sono tutti i piccoli alla nascita. Perché questa bambina ha una colpa non sua, che la segnerà come un marchio indelebile per tutta la vita. La sua colpa è di essere la settima figlia di sette figlie, e per questo è maledetta. E qui nel suo paese, in Sardegna, c’è un nome preciso per le bambine maledette, si chiamano cogas, che significa streghe. Liberarsene quella stessa notte, senza pensarci più. Così ha deciso la famiglia Zara.
Ma qualcuno non ci sta. Lucia, la primogenita, compie il primo atto ribelle dei suoi dieci anni di vita. Scappa fuori di casa, sotto la pioggia battente, per raccogliere quella sorella che non ha ancora un nome. La salva e la riporta a casa, e decide di chiamarla Ianetta. Non c’è alternativa ora, per gli Zara. È sopravvissuta alla notte, devono tenerla. Eppure il suo destino è già scritto. Giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, sarà una reietta. Emarginata. Odiata. Da tutti, tranne che da Lucia. È lei l’unica a non averne paura. Lei l’unica a frapporsi tra la cieca superstizione e l’innocenza di Ianetta. Contro tutto e tutti. Lei l’unica a capire chi si nasconde dietro quegli occhi spaventati e selvatici: una bambina in cerca di amore, che farebbe qualsiasi cosa pur di ricevere uno sguardo e una carezza. Solo una bambina, solo una ragazza, con un cuore forte e selvatico come il ginepro. Le sue radici non si possono estinguere così facilmente; la loro fibra è fatta di ferro e se fuori bruciano, dentro il cuore rimane vivo. 

L’AUTRICE

vanessa roggeriVanessa Roggeri è nata e cresciuta a Cagliari, dove si è laureata in Relazioni Internazionali. Ama definirsi una sarda nuragica, innamorata della sua isola così aspra e coriacea, ma anche fiera e indomita. La sua passione per la scrittura è nata fin da quando la nonna le raccontava favole e leggende sarde intrecciate alle proprie memorie d’infanzia. Queste storie di una Sardegna antica, magica e misteriosa l’hanno segnata profondamente facendole nascere il gusto per la narrazione e il desiderio di mantenere vivo il sottile filo che ci collega a un passato ormai perduto.

Qui trovate la pagina Facebook dell’autrice.

Titolo: Il cuore selvatico del ginepro
Autore: Vanessa Roggeri
Editore: Garzanti
Pagine: 206
Prezzo: 14,90

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10 thoughts on “Recensione: Il cuore selvatico del Ginepro di Vanessa Roggeri (Garzanti)

    1. Alcuni elementi – storia di una famiglia, uso di alcune parole in gergo, epoca storica – potrebbero avere assonanze, ma qui tutti i fatti sono legati a Ianetta e ai rapporti della famiglia e del paese con lei, o meglio, con ciò che – tutti credono – rappresenti. C’è un’atmosfera, in questo romanzo, che mi ha conquistata, un’immersione in un luogo e un’epoca distanti ma che ho sentito miei, personaggi curiosi e un amore per la tradizione – non superstizione – palpabile. Per quanto I Malavoglia sia stato un successo per Verga e lungi da me volerlo criticare, non mi era piaciuto – letto a scuola come tutti – e nonostante qualche punto in comune, questo libro è un’altra cosa. 😉 Se un giorno lo leggerai, sarei curiosa di sapere la tua opinione! ^_^

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